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Parco Archeologico di Elea Velia

Culla della Filosofia e Patrimonio dell'UNESCO

L'antica città di Elea, Velia per i Romani, è stata una capitale culturale del mediterraneo.
Patria di Parmenide e Zenone, fondatori della scuola filosofica eleatica, può essere considerata la culla del pensiero filosofico occidentale.
Il monumento di maggior pregio è la Porta Rosa, il più antico esempio di arco a tutto sesto con chiave di volta, sintesi delle conoscenze matematiche dell'età classica.
Suggestivo il castello di epoca Angioina innestato sulle fondamenta di un antico tempio.
La Città di Elea, fu fondata nella seconda metà del VI secolo a.C., da esuli Focei in fuga dalla Ionia (sulle coste dell'attuale Turchia, nei pressi del golfo di Smirne) per sfuggire alla invasione persiana.
Prima di trasferirsi sulle coste Cilentane, i focei tentarono di stabilirsi in Corsica dove fondarono la città di Alalia da dove furon o scacciati da una coalizione di Etrusci e Cartaginesi durante la celebre battaglia di Alalia, considerata la prima grande battalgia navale dell'antichità. Recenti scavi hanno portato alla luce numerosi reperti risalenti a quella battaglia e conservati, forse per ragioni votive nel Tempio dedicato ad Atena che sorgeva dove oggi è visibile la torre medievale.
Sfuggiti all'esito negativo della battaglia i Focei si rifugiarono sulle coste Cilentane poco a sud di un'altra colonia magnograeca molto importante: Paestum.
Da abili mercanti quali storicamente erano, i reduci preferirono acquistare il terreno fra Punta Licosa e Palinuro, che avrebbero occupato dagli etruri.

Velia divenne presto nota per i floridi rapporti commerciali e la politica governativa. Ebbe grande rilievo per la presenza di sua scuola filosofica, conosciuta come Scuola eleatica, fondata da Parmenide e portata avanti dall'allievo Zenone. Nel IV secolo entrò nella lega delle Colonie greche contro i Lucani, che minacciavano Velia e avevano già occupato la vicina Poseidonia.

Con Roma, Velia intrattenne ottimi rapporti, divenendo addirittura Città Romana a tutti gli effetti con il privilegio di mantenere la lingua greca: fornì navi per le guerre puniche (III-II secolo) e inviò giovani sacerdotesse per il culto a Demetra (Cerere), provenienti dalle famiglie aristocratiche del posto. Divenne infine luogo di villeggiatura e di cura per aristocratici romani, forse grazie anche alla presenza della scuola medico-filosofica: Sia Cicerone che Nerone venivano qui a curare i reumatismi.

L'insabiamento del porto a causa dei sedimenti trasportati dal fiume Alento e la costruzione della via Popilia, che da Salerno tagliava verso sud passando per il Vallo di Diano, segnarono la fine di Velia.

Dalla fine dell'età imperiale, gli ultimi abitanti furono costretti a rifugiarsi nella parte alta dell'Acropoli e sulle alte colline circostanti, fra cui l'odierna Ascea, per sfuggire all'avanzamento di terreno paludoso.
Durante il Medioevo il piccolo abitato sorto attorno al castello eretto nella prima edizione dai longomardi e poi perfezionato in epoca angioina prese il nome di Castellammare della Bruca.

Nell'Ottocento l'archeologo François Lenormant comprese che l'importanza storica e culturale del luogo si prestava a interessanti studi e approfondimentiAi primi archeologi di scuola francese che giunsero a Velia, poco interessavano le vestigia medievali e l'abitato di Castellammare della Bruca, fatte salve La torre del castello e due caoppelle fu completamente distrutto.

La visita degli scavi dira circa due ore ed un'escursione guidata è prenotabile sia presso la nostra reception che in fase di prentazione del soggiorno sulla nostra OnLine Reception.